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Stemma

Storia

Origini

L'etimologia del nome Barrea rimanda al latino Vallis Regia - Valle del Re -, forma attestata nel 1320.
Mentre il nome Barreiam è documentato nel 1150-1165 e richiama una base prelatina *barr- che potrebbe significare "burrone", "dirupo".

 

Periodo Italico Romano

Il centro abitato di Barrea nella sede attuale è stato fondato intorno all’anno mille. 
Prima di questa data è opportuno far riferimento ad un contesto territoriale più ampio tradizionalmente identificato come “Vallis Regia”.
Nella Vallis Regia sono state esplorate diverse necropoli risalenti ad un periodo che va dal VII secolo a.C. al IV secolo a.C. 
Le sepolture più antiche sono state rinvenute in località Colleciglio e per tipologia e corredi sono simili, anche se non identiche, a quelle scoperte in altri siti dell'Alto Sangro come le necropoli di Alfedena e Val Fondillo, tanto che si è parlato di "cultura sangritana". Tali sepolture appartengono ad una popolazione di allevatori e agricoltori con una forte connotazione guerriera documentata dal rinvenimento di tombe con armi e dall'uso simbolico delle stesse a denotare il rango del defunto. In alcune delle tombe del IV-V secolo a.C., è stato ritrovato un cinturone di bronzo in abbinamento con un una tipologia di vaso denominato skyphos. Tali ritrovamenti, tipici delle sepolture dei sanniti, hanno confermato la presenza nella valle di popolazioni sannitiche appartenenti alla tribù deiPentri
Con la fine delle guerre sannitiche inizia la lenta romanizzazione del territorio con cambiamenti profondi dal punto di vista sociale, economico e culturale che porteranno nel I° secolo a.C. alla piena cittadinanza romana. 
Nel periodo imperiale, nella Vallis Regia si consolida un'economia basata sullapastorizia transumante verso il territorio dell'odierna Puglia settentrionale.

 

Medioevo

La decadenza economica e sociale delle zone montane del Sannio, iniziata già nel basso impero, prosegue con le devastazioni della guerra greco-gotica e la conquista longobarda, che segna la definitiva rottura dell'unità politica della penisola italiana e, con essa, la fine della transumanza su lunga distanza. 
In questo periodo, nella Vallis Regia, a un’iniziale cristianizzazione fa seguito, come nel resto dell’Abruzzo, una fase di spopolamento e abbandono che ha termine solo con il diffondersi del monachesimo benedettino. 
Agli inizi del VIII secolo, su impulso dei duchi di Benevento, i benedettini erigono nella valle un monastero dedicato a S. Michele Arcangelo, patrono dei longobardi, e avviano un processo di ricostituzione delle strutture economiche e insediative del territorio.
Il monastero, grazie alle numerose donazioni, prospera e cresce in fama e ricchezza fino alla sua distruzione ad opera dei saraceni all’inizio del X secolo. Dopo un periodo di abbandono, le proprietà di S.Angelo di Barrea vengono assegnate nel 1017 all’abbazia di Montecassino che promuove la riedificazione del monastero e la raccolta della popolazione della valle in sedi munite e facilmente difendibili segnando, così, la nascita dell’abitato di Barrea nella sua sede attuale. 
Negli anni seguenti, il potere monastico viene eroso dalle pretese della nobiltà feudale. 
I di Sangro diventano i primi feudatari di Barrea, seguiti dai Caldora e daiD’Afflitto. L’economia della valle riceve un forte impulso dalla ripresa dell’industria armentizia, promossa inizialmente dai normanni e regolamentata da Alfonso I d’Aragona nel 1447 con l’istituzione della Dogana della mena delle pecore in Puglia e la riapertura dei tratturi.

 

Età Moderna

Nel XVI° secolo, la popolazione di Barrea aumentò sensibilmente fino a contare 203 fuochi nel 1595. 
Parallelamente crebbe la ricchezza e il prestigio dei D’Afflitto, che 1602 trasferirono a Barrea il titolo di Duca acquisito con il feudo di Castel di Sangro.
Come centro principale del piccolo ducato che comprendeva anche Villetta Barrea e Scontrone, Barrea divenne sede della Corte di giustizia baronaleche, insieme al progresso economico di molte famiglie locali, favorì l’ascesa di una classe di professionisti che ricoprivano spesso le principali cariche amministrative dell’Università. 
Nella prima metà del ‘600, la popolazione di Barrea crebbe ulteriormente fino a toccare i 243 fuochi nel 1648. 
Ma nel 1686 si tassarono solo 100 fuochi a testimonianza di un periodo di declino economico e demografico caratterizzato da terremoti (1654), epidemie (1656: grande epidemia di peste) e carestie (1684). Successivamente, la popolazione iniziò una lenta ripresa: 126 fuochi nel 1699, 130 11 forestieri nel 1714, 137 13 forestieri nel 1718.
Il XVIII° secolo vide una progressiva decadenza del ceto feudale
La famiglia d’Afflitto si estinse nel 1781 con la morte di Stefania D’Afflitto. Il ducato fu ereditato da Giovanni Battista Caracciolo, principe di Melissano, feudatario di Barrea fino all’abolizione del regime feudale nel 1806.
Alla fine della feudalità fece seguito l’abolizione della Dogana della mena delle pecore in Puglia e la concessione in enfiteusi perpetua delle terre del Tavoliere, che portò a una graduale trasformazione dello stesso da pascolo invernale per le pecore a terreno destinato ad agricoltura e determinò, nel corso del XIX° secolo, un progressivo declino dell’industria armentizia e, con esso, la decadenza economica dell’Abruzzo montano. 
Nella prima metà del XIX° secolo, la nuova classe borghese di armentari e proprietari terrieri promosse nel paese la realizzazione di diverse opere pubbliche, in particolare la costruzione, a partire dal 1837, di una strada rotabile per collegare il paese alla consolare degli Abruzzi.
La proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861, fu seguito da un decennio di resistenza armata da parte dei filo-borbonici, noto come “brigantaggio”.
Nella Vallis Regia e territori circostanti, il brigantaggio post-unitario fu un fenomeno caratterizzato da molti episodi di violenza ed ebbe notevoli conseguenze economiche e sociali. 
La crisi economica di fine secolo, acuita dalla crisi della pastorizia transumante e dal contemporaneo incremento demografico, determinò l’affermazione del fenomeno dell’emigrazione che, per Barrea, ebbe come destinazione principale gli Stati Uniti e raggiunse la massima intensità nel periodo compreso tra i primi anni del XX secolo e l’inizio della Prima Guerra Mondiale.
Tra le due Guerre, l’economia locale subì un ulteriore flessione e prese piede l’emigrazione interna al territorio nazionale, in particolare verso la capitale. Di conseguenza, negli anni venti, la popolazione subì un drastico calo. 
Altri eventi importanti per Barrea in questo periodo furono l’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo e la progettazione del lago, che inizialmente non ottenne dal governo centrale la concessione. 
Nel 1943, durante la II Guerra Mondiale, Barrea si trovò sul fronte di guerra definito dalla linea Gustav
La popolazione fu sfollata e il paese subì saccheggi e distruzioni. 
Al rientro, nel giugno del 1944, i barreani trovarono il loro paese in rovina e in gran parte minato. Inoltre, essendo andata persa la maggioranza degli arredi e dei beni pubblici e privati, la popolazione si trovò priva di tutto e fu costretta, fino al termine della guerra, a vivere in una condizione di indigenza ai limiti della denutrizione, solo parzialmente mitigata dagli aiuti alimentari provenienti dagli Stati Uniti.
Superata l’emergenza, la popolazione dovette fronteggiare una nuova crisi dovuta al declino delle basi economiche tradizionali e riprese il flusso emigratorio. 
La creazione del lago, agli inizi degli anni ’50, cambiò radicalmente l’aspetto della valle ed ebbe un forte impatto sull’economia locale determinando la perdita dei terreni più fertili e di diversi impianti produttivi situati nell’area invasa dall’acqua.
Negli anni seguenti scomparvero gradualmente le tradizionali attività economiche legate all’agricoltura e all’allevamento e iniziò ad affermarsi l’industria turistica. 
Il terremoto del 1984 ha determinato un’ulteriore battuta d’arresto allo sviluppo del paese, che per molti anni è stato vincolato ai lavori di riparazione e ricostruzione del centro storico. 
Tale evento, oltre al danno economico, ha causato la perdita irrimediabile del tessuto sociale che animava il centro del paese.

 

Fonte: Vallis Regia

Ultimo aggiornamento: 02/02/2022


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